La nostra pinacoteca #1

La nostra pinacoteca. Le signore del Cavaliere blu #1

Con questo articolo, lanciamo una rubrica di approfondimenti sull'arte "La nostra pinacoteca" a cura di Francesca Mellone che vuole rivelare il contributo di alcune artiste nella storia dell'arte e dell'immaginario estetico.

Il 1911 segna un momento cruciale, forse il più delicato e potentemente innovativo, del percorso di Wassily Kandinsky, quando la sua riflessione teorica, sul destino e sul ruolo dei linguaggi artistici, si fonde con l'affermazione rapida e meravigliosa della sperimentazione sulla tela.


È infatti in questo periodo che Kandinsky fonda, con Franz Marc, Paul Klee, e un gruppo di giovani pittori e pittrici, Der Blaue Reiter (Il cavaliere blu), il cui manifesto esce nel 1912, in forma di Almanacco a più voci. Esso individua nel colore l'energia in grado di rivelare l'essenza segreta della realtà e di corrispondere a un'esigenza interiore dell'artista: al desiderio di una libertà che non conosce confini, né costrizioni, né stili.

Proprio questa esperienza può farci riflettere sul ruolo avuto, in particolare, da tre pittrici - Marianne von Werefkin, Gabriele Münter e Erminia Bossi, che di quella stagione sono state protagoniste assolute - nel tentativo di cogliere, in seno a una riflessione sull'arte prodotta dalle donne, il diverso accento con cui esse si accostano, sulla base di un'elaborazione profondamente propria, al fatto creativo.

Le loro figure, quasi totalmente rimosse dalla critica e dalla storiografia artistiche, ricevono, finalmente, il giusto rilievo grazie alla fondamentale mostra (1979-1980) L'altra metà dell'avanguardia 1920-1940, curata da Lea Vergine.

Questo breve excursus in territorio espressionista, prende avvio dalle sperimentazioni della pittrice berlinese Gabriele Münter (1877-1962). Successivamente, mi soffermerò sulle altre due sopra citate personalità.

“Sei un'allieva senza speranza, non ti si può insegnare nulla. Puoi fare solo ciò che è maturato in te. Tu hai tutto dalla natura. Quello che io posso fare per te, è proteggere il tuo talento e fare in modo che non si falsi.” Sono parole che a lei rivolge Wassily Kandinsky.

Il talento di Gabriele non si è falsato nel tempo. Ma non per merito di Kandinsky.

La pittrice studia a Monaco, dove conosce il grande pittore russo, del quale è, prima, allieva e, poi, compagna per circa dodici anni.

Influenzata dalla pittura di Gauguin e Van Gogh, nonché dalle prime manifestazioni del fauvismo francese, l'artista mostra lungo tutta la sua carriera una predilezione per la pittura di paesaggio. Si tratta di paesaggi ottenuti con colori intensi e brillanti, dai quali traspira, tuttavia, una vena intrinsecamente malinconica che non mortifica, anzi esalta, la cifra di un'esistenza segnata da un'intensa affinità con la natura.Villaggio con montagne, 1910

Come accennato, dal 1911, Münter si trova a condividere con Kandinsky e Franz Marc le prime esperienze relative alla sua partecipazione nell'ambito del Blaue Reiter, spinta dal comune desiderio di raggiungere, tramite l'arte, una verità spirituale. Da quella data, i suoi paesaggi si fanno a mano a mano più mentali e lirici senza, ciononostante, mai raggiungere l'astrazione pura. Montagne blu,1909

Alla scoperta di un linguaggio pittorico popolare, da cui emerga il contenuto emotivo della rappresentazione, accanto al paesaggio Gabriele rielabora, nelle sue Nature Morte, la suggestione di oggetti dell'artigianato bavarese. Natura morta

Questo genere, come d'altro canto il ritratto, Ritratto di Marianne Von Werefkin, 1911 le consente di esprimere la sintesi e l'equilibrio tra figurativo e astratto. Ritratto di giovane donna, 1909Ne sono un esempio Sinnende I e Sinnende II (1917).G. Munter, 1917che appaiono come “summa” di una tecnica affinata negli anni trascorsi a Stoccolma, dopo la separazione da Kandinsky. A contatto con artisti dell'avanguardia svedese, Gabriele tende a ridurre e semplificare le forme, esaltando, anche grazie a gradazioni “abbassate” di contrasto tonale, l'andatura quasi ritmica delle linee. Inoltre, tutto prende forma, specie in Sinnende I, in modo semplice, quasi primitivo.

Con l'avvento del nazismo, l'artista è costretta a nascondere, salvandole, le proprie opere e quelle di Kandinsky, il quale si era rifugiato in Russia. Dal diario di quattrocentocinquanta pagine, rinvenuto alla sua morte, si legge:

“Nessuno ha riconosciuto il mio ruolo determinante… Tutti hanno visto in me la signora del gruppo. Che io dipingessi era un fatto secondario”;

e ancora:

“Agli occhi di molti sono stata solo un'appendice insignificante di Kandinsky. Che una donna possa avere un talento autonomo e sia un essere creativo, lo si dimentica volentieri”.

Quando si separa definitivamente da Kandinsky, dopo le menzogne e i tradimenti subiti, Gabriele dirà: «… Ora penso che quello che ho guadagnato da lui come artista è stata una metà, un quarto, niente di completo, non la totalità».

Nel 1957 Gabriele dona gran parte delle sue opere e un consistente nucleo dei dipinti di Kandinsky alla Städtische Galerie im Lembachhaus.

Muore nel 1962.

(continua)




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